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Pensioni Italia in coda per fondi integrativi

Pensioni: Italia al top per contributi, ma in coda per fondi integrativi

di Giuliana Licini – Il Sole 24 Ore - 5 dicembre 2016

L'Italia ha i contributi previdenziali più elevati tra i maggiori Paesi avanzati ed è, invece, nella retroguardia quanto al peso dei fondi pensione privati, anche se segna una crescita rispetto al 2000. È quanto emerge dal 'Pensions Outlook' dell'Ocse. In base allo studio, la contribuzione previdenziale obbligatoria nella Penisola è pari al 33% della retribuzione media dei lavoratori dipendenti. Al dato si arriva sommando il contributo del 23,81% a carico del datore di lavoro, nettamente il più alto tra i Paesi presi in considerazione, con il 9,19% a carico del lavoratore. In Germania il contributo complessivo è del 19%, parimenti diviso tra datore di lavoro (9,5%) e dipendente (9,5%). La Francia è al 24,88%, derivante dal 14,23% del datore di lavoro e dal 10,65% del lavoratore. Solo la Spagna, con il 23,61%, si avvicina ai livelli dell'apporto dei datori di lavoro in Italia, ma in questo caso il dipendente è al 4,7%, la metà rispetto alla Penisola. I contributi più leggeri per i lavoratori sono in Danimarca, con lo 0,54%, a cui si aggiunge il 12,82% dal datore di lavoro.

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Vantaggi e rischi dei fondi pensione integrativi privati 
Il rapporto, che esamina lo scenario previdenziale dei 35 Paesi Ocse, si sofferma sulla crescente importanza dei fondi pensione integrativi privati, sottolineandone i vantaggi, ma anche i rischi. Nel 2015 erano 13 i Paesi Ocse in cui gli asset dei fondi pensione privati rappresentavano oltre il 50% del Pil contro i 10 Paesi del 2000. Al primo posto c'é la Danimarca con il 206% del Pil (dal 93,5% del 2000), davanti a Olanda (178% dal 106%), Islanda (158% dal 83%), Canada (157%), Usa (133%), Svizzera (123%), Australia (122%), Gran Bretagna (97%), Svezia (76%) e Cile, che con il 70% chiude la 'Top 10'. L'Italia è 26esima con l'8,7% del Pil, che è comunque un multiplo rispetto al 2,6% del 2000. Il Paese in cui i fondi pensione privati sono meno diffusi resta la Grecia (0,6% del Pil), preceduta dal Lussemburgo (2,8%).

L'Ocse evidenzia i benefici in termine di tassazione agevolata dei risparmi previdenziali che confluiscono in un fondo pensione privato rispetto a un tradizionale piano di risparmio. Nel'area Ocse vanno dal'1% rispetto al valore dei contributi in Lussemburgo per i piani personali, salgono al 51% in Israele, fino al 281% per i cosiddetti piani di solidarietà del Messico. In Italia tali vantaggi sono stimati pari al 32%. Tuttavia, l'Ocse mette in guardia anche sui rischi dei piani previdenziali a contributi definiti, in cui c'è un legame diretto con gli asset accumulati e i benefici pensionistici, ricordando che tali piani incorporano i rischi di investimento e di longevità.

È necessario dare un'appropriata informazione ai consumatori 
«Le pensioni a contributo definito offrono alcuni vantaggi in un contesto di invecchiamento della popolazione, bassa crescita e bassi tassi ma, considerato che la maggior parte dei rischi e responsabilità per la gestione delle loro finanze previdenziali ricade sulle singoli persone, dobbiamo certamente concentrarci sul miglioramento dello loro 'architettura'», sottolinea il segretario generale Ocse, Angel Gurria. Data anche la crescente complessità di tali prodotti, è necessario dare, indica l'Ocse, un'appropriata consulenza finanziaria e un'informazione comprensibile per assicurare che i consumatori acquistino prodotti in linea con le loro esigenze. Dovrebbero essere disponibili iniziative di istruzione finanziaria per la pianificazione previdenziale, con informazioni chiare e possibilmente standardizzate sui costi e la performance dei fondi, anche con l'utilizzo di simulatori per dare un'ottica più ampia.
In generale, i governi devono assicurare che i consumatori ricevano una consulenza adeguata sulla pensione, introducendo anche misure che assicurino che i consulenti non abbiano conflitti d'interesse e siano adeguatamente qualificati. L'Ocse, infine, raccomanda che siano applicate le stesse regole previdenziali nel settore pubblico e in quello privati, per facilitare la mobilità del lavoro e migliorare l'efficienza.

(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus)


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