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Draghi: inflazione ferma allo 0,2%

Le Borse restano negative dopo le dichiarazioni all’Europarlamento. “I governi si impegnino per la crescita”

26/09/2016

LUIGI GRASSIA – la stampa

Il presidente delle Bce Mario Draghi fa un discorso al Parlamento europeo ma è significativo che l’impatto sulle Borse sia quasi nullo: restano pesantemente negative, registrando solo qualche piccola oscillazione. Non era scopo di Draghi, sia chiaro, risollevare le Borse, ma in passato gli indici sono stati molto reattivi a interventi come questo, invece stavolta questo non è successo; i mercati sembrano sempre più scettici della capacità della politica e delle istituzioni sovrannazionali di influire positivamente sull’economia. 

 

Certo il quadro che ha fatto Draghi non è incoraggiante: «Ci aspettiamo che la ripresa nella zona euro continui a passo moderato e stabile, ma con meno slancio di quanto previsto a giugno». Comunque «è positivo» che le informazioni in arrivo continuino a dare l’economia dell’Eurozona «resiliente all’incertezza politica globale, in particolare dopo il referendum britannico». Però, ha aggiunto, «sul medio-lungo termine è molto più difficile fare previsioni» e «più lunga sarà l’incertezza più rilevanti saranno le conseguenze».  

 

Questo però è solo il contorno. Il cuore delle preoccupazioni della Bce riguarda la crescita, argomento che si intreccia con quello dell’inflazione. «È importante che la Ue vada incontro alle aspettative dei cittadini», dice Draghi, e questo richiede tre linee d’azione, cioè concentrarsi sui bisogni reali degli europei, ristabilire la fiducia tra gli Stati e completare l’Unione economica e monetaria. 

 

«Primo, i nuovi progetti comuni europei dovrebbero concentrarsi su preoccupazioni e bisogni immediati dei cittadini. Per quelle sfide che vanno al di là dei confini nazionali, azioni efficaci richiedono mosse comune. Da questa prospettiva le priorità di oggi includono l’immigrazione, sicurezza e difesa». Secondo, ha incalzato il presidente della Bce, «per rendere fattibile e e accettabile ulteriore integrazione Ue è essenziale la fiducia tra persone e Stati», perciò è importante «rispettare le regole accettate. In particolare, nella nostra unione economica la “governance” europea è un quadro essenziale per evitare squilibri che potrebbero destabilizzare l’eurozona». Affinché la zona euro prosperi, «servono azioni dei governi per sbloccare la crescita, ridurre la disoccupazione e dare potere agli individui, mentre si offre protezione ai più vulnerabili». Terzo, l’Unione monetaria resterà vulnerabile «finché non si completerà il progetto di integrazione che abbiamo avviato. In particolare bisogna finire l’Unione bancaria e completare l’Unione del mercato dei capitali». 

 

Le politiche di stimolo economico non devono temere l’inflazione, un mostro che al momento è domato, anzi (semmai) è troppo dormiente, e si sa che obiettivo della Bce è farla risalire verso il 2% sia pure senza arrivare a quella soglia. L’inflazione nell’Eurozona, dice Draghi, « resta a livelli bassi, traducendo l’impatto del prezzo del petrolio e i bassi salari. Le stime della Bce sono di un tasso dello 0,2% quest’anno, dell’1,2% nel 2017 e dell’1,6% nel 2018». 

 

Draghi ha aggiunto che «la deflazione dei salari non è la migliore risposta nella situazione attuale». Ha difeso la sua politica di acquisto di titoli per immettere liquidità nel sistema, affermando che di questo programma «stanno beneficiando non solo le grandi imprese, che possono avere accesso diretto al mercato obbligazionario, ma anche le società più piccole. Condizioni vivaci del mercato obbligazionario per le grandi imprese le incentiva a ottenere più fondi dal mercato dei bond lasciando più spazio nei bilanci bancari per fornire prestiti alle piccole e medie imprese».  

 

Il presidente della Bce calcola che «se i tassi di interesse nell’Eurozona non fossero ai minimi ma ai livelli di 3 o 4 anni fa, le conseguenze sarebbero una deflazione protratta e un’alta disoccupazione». Draghi ha ricordato che «due anni fa il tasso di disoccupazione era al di sopra del 12% e adesso è sul 10%». 

 

E l’Italia? E la richiesta di flssibilità nell’applicazione delle regole di bilancio? Mario Draghi dice che «nelle regole esistenti c’è già molta flessibilità», perciò «i Paesi che non hanno spazio fiscale dovrebbero pensare più alla composizione del bilancio che alla sua dimensione. Molti di questi Paesi nei 10-15 anni prima della crisi hanno aumentato la spesa ma la loro crescita è rimasta stagnante o molto piccola».  


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