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BTp Italia, il parcheggio (pagato poco) per la liquidità

25 agosto 2016 - di Maximilian Cellino 

Se c’è un titolo che ha sostituito i BoT di una volta e forse anche i BTp nominali, se non nel cuore almeno nei portafogli degli italiani, quello si chiama di sicuro BTp Italia. Dei quasi 112 miliardi di euro collocati dal Tesoro nelle nove emissioni realizzate negli ultimi 4 anni (le prime due delle quali sono già arrivate a scadenza) le famiglie si sono aggiudicate quasi la metà: oltre 54 miliardi, che rappresentano adesso una fetta rilevante nella loro quota di investimenti sul reddito fisso e anche nella ricchezza in generale.

Il successo stupisce fino a un certo punto, visto che il titolo era stato a suo tempo concepito per le specifiche esigenze del pubblico retail: prevedendo un collocamento direttamente online, un meccanismo di indicizzazione all’inflazione italiana e meno complesso di quello dei titoli agganciati ai prezzi europei, una remunerazione minima e pure un «premio fedeltà» a quanti lo avessero portato fino a scadenza (che non guasta). Se a questo si aggiunge un battage pubblicitario non indifferente e la mancanza di alternative valide di mercato visto la concomitante drastica riduzione dei rendimenti il quadro è completo.

Da quell’aprile 2012 il BTp ha però suo malgrado cambiato pelle, anche perché è il mondo che è mutato attorno a lui. Così da strumento baluardo contro l’inflazione (che non c’è stata) si è trasformato in titolo che dovrà proteggere dal futuro (possibile) rincaro dei prezzi e per ovviare al generale abbattimento del livello dei tassi ha dovuto allungare le scadenze, che sono raddoppiate fino ad arrivare a 8 anni nelle ultime due tranche. Anche il rendimento minimo garantito (al quale si somma l’inflazione, per ora eventuale) si è dovuto adeguare al passo dei tempi scivolando allo 0,40 per cento.

C’è però da giurare che i risparmiatori faranno ancora la coda per aggiudicarsi il BTp Italia numero 10 quando il Tesoro deciderà di emetterlo, perché nella testa degli italiani quest titolo sembra ormai diventato un parcheggio per la liquidità. Anche UniCredit Research ha sottolineato questa attitudine, in uno studio recente in cui si evidenzia l’extra-rendimento che i titoli in scadenza nell’ottobre 2016 e ad aprile e novembre del prossimo anno garantirebbero nei confronti dei corrispondenti BTp nomimali (e per la verità anche la minore convenienza delle emissioni successive). Il ragionamento appare però un po’ sofisticato e adatto più che altro agli investitori istituzionali: almeno nel breve i privati avrebbero in teoria l’alternativa più redditizia dei conti deposito, ma evidentemente si accontentano. E si affidano all’inflazione che verrà.

Da IL SOLE 24 ORE


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