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Nove modi per avvicinare la pensione, anche senza Ape

Con l'avvicinarsi della scadenza del 1° maggio sta aumentando l'attesa per il debutto dell'Ape, l'anticipo finanziario a garanzia pensionistica, che consentirà di smettere di lavorare (o ridurre l'orario) a partire dai 63 anni di età ricevendo un reddito ponte fino alla maturazione dei requisiti della pensione di vecchiaia (dall'anno prossimo pari a 66 anni e 7 mesi per tutti).
Se per l'Ape sociale, cioè la prestazione assistenziale in favore di alcune categorie di persone in difficoltà (disoccupati, invalidi almeno per il 74%, chi accudisce un parente con handicap grave) o chi svolge lavori particolarmente pesanti, la partenza al 1° maggio finora è confermata, per l'Ape volontario è probabile un debutto ritardato, perché si sta ancora mettendo a punto la piattaforma informatica che deve far interagire le domande degli interessati, il prestito erogato dalle banche aderenti all'iniziativa e l'Inps che gestirà tutta la pratica.
Tuttavia l'Ape non è l'unica soluzione che consente di “avvicinare” la pensione e ci sono anche altre vie che consentono di anticipare effettivamente l'accesso al trattamento previdenziale, a volte senza costi.

di Matteo Prioschi – IL SOLE 24 ORE - 12 aprile 2017

1/9 Rita

La rendita integrativa temporanea anticipata (Rita) è un reddito ponte utilizzabile da chi ha una posizione nella previdenza integrativa. Dal 1° maggio, infatti, c'è la possibilità di utilizzare il montante accumulato già a 63 anni, se la pensione di vecchiaia non è più lontana di 3 anni e 7 mesi. Il capitale viene “convertito” in un assegno periodico con cui coprire il periodo che manca per raggiungere la pensione di vecchiaia. Può essere utilizzato anche parzialmente, in modo da fruire in futuro di una pensione integrativa.

2/9 Ricongiunzione

Una soluzione ormai “storica”, in quanto introdotta con la legge 29 del 1979. Consente di accorpare i contributi versati in due gestioni in modo da sommarli per arrivare al trattamento di vecchiaia, anticipata, inabilità e indiretta con una pensione unica calcolata secondo le regole della gestione in cui si sono trasferiti i contributi. Dato che spostare il capitale determina in molti casi un costo rilevante, questa opzione viene di solito utilizzata con largo anticipo rispetto alla data di pensionamento, in modo da ammortizzare l'onere nel corso del tempo.

3/9 Totalizzazione

Introdotta nel 2006, consente di sommare i contributi versati in più gestioni, in modo da raggiungere i 65 anni e 7 mesi di età e 20 di contributi per la pensione di vecchiaia o i 40 anni e 7 mesi di contributi per quella anticipata. Però prima di riscuotere l'assegno dopo aver maturato i requisiti vanno aggiunte le finestre mobili che sono pari rispettivamente a 18 e 21 mesi. La pensione è calcolata pro quota da ogni gestione interessata all'operazione e in genere si applica il sistema contributivo, che risulta penalizzante rispetto al misto. Ma se in una gestione si è maturato il requisito di pensione (per esempio se si hanno 65 anni e 7 mesi di età e 20 di contributi come lavoratore dipendente) in quest'ultima si applica il sistema di calcolo previsto dalle regole della gestione.

4/9 Cumulo

Introdotto a fine 2012, è stato reso più attraente da quest'anno. Anche in questo caso si sommano i contributi sparsi in più gestioni, per raggiungere la pensione di vecchiaia o l'anticipata con i requisiti standard (66 anni e 7 mesi di età e 20 di contributi oppure 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini, 41 e 10 per le donne), ma a differenza della totalizzazione ogni gestione calcola la pensione secondo le sue regole.

5/9 Lavori usuranti

Chi ha svolto attività ritenute usuranti (tra cui, per esempio, in galleria o in spazi ristretti) o ha lavorato di notte può andare in pensione se raggiunge una determinata “quota”, cioè un valore dato dalla somma dell'età e dei contributi. La quota varia in relazione all'attività svolta, ma parte da 97,6 con un minimo di 61 anni e 7 mesi di età e 35 anni di contributi

6/9 Lavoratori precoci

Da quest'anno c'è lo sconto sulla pensione anticipata per chi ha versato almeno un anno di contributi per lavoro effettivamente svolto prima dei 19 anni e si trova in difficoltà o svolge un'attività pesante (al pari di quanto previsto per l'Ape sociale) o svolge attività usuranti. Se ci sono questi requisiti, la pensione anticipata si raggiunge con 41 anni di contributi, invece che 42 anni e 10 mesi se uomini o 41 e 10 mesi se donne. Anche questa novità dovrebbe debuttare il 1° maggio, dopo la messa a punto di alcuni dettagli tramite un decreto della presidenza del Consiglio dei ministri.

7/9 Isopensione

Non è una vera e propria pensione, ma uno “scivolo” lungo fino a 4 anni e pagato interamente dal datore di lavoro, verso la pensione di vecchiaia o anticipata. Introdotta nel 2012, l'isopensione richiede un accordo tra azienda (con più di 15 addetti) e dipendenti. La prima paga l'assegno ponte, pari alla pensione maturata al momento di uscita dall'azienda, nonché i contributi fino al raggiungimento del requisito minimo per l'assegno previdenziale. Una soluzione piuttosto costosa per le imprese e con una complessa gestione amministrativa.

8/9 Part-time agevolato

Introdotto nel 2016 e disponibile fino al 2018, consente al dipendente del settore privato, che ha già 20 anni di contributi, di ridurre, in accordo con l'azienda, l'orario di lavoro dal 40 al 60 per cento, fino a che maturerà il requisito per la pensione di vecchiaia (comunque entro il 2018). Durante tale periodo lo Stato versa la contribuzione figurativa corrispondente alle ore non lavorate, in modo da non ridurre la pensione futura. Inoltre il datore di lavoro riconosce al dipendente la quota di contributi non versati per le ore non lavorate, senza oneri fiscali.

9/9 Opzione donna

Le lavoratrici dipendenti che hanno compiuto 57 anni entro il 2015, o 58 se autonome, e a tale data avevano 35 anni di contributi, possono ancora accedere all'opzione donna, dato che una volta maturati i requisiti non scadono. Quindi anche se l'opzione non è stata attivata subito, la si può riprendere in considerazione. Tenendo presente che la pensione viene calcolata con il sistema contributivo, di norma penalizzante rispetto a quello misto a cui avrebbero diritto le lavoratrici in base all'anzianità contributiva maturata.

 


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